OPERE D'ARTE

Delicate geometrie frattali - I

Francesca Cafarelli

Un misterioso e poetico linguaggio si cela dietro alcuni elementi naturali: è la geometria dei frattali. I frattali sono figure caratterizzate da un motivo che si ripete all’infinito e, se ingrandite, si arricchiscono magicamente di nuovi particolari invisibili a occhio nudo senza perdere neanche il più piccolo dei loro dettagli. Nelle opere presentate l’artista indaga architetture e legami geometrici che si nascondono all’interno delle foglie, delle spugne marine e delle bolle di sapone, che sono alla base della loro bellezza esteriore. Il mosaico gradualmente si compenetra con il fondo, in alcune parti dipinto e intagliato, creando un delicato gioco di contrasti e prospettive tra lucido e opaco, grezzo e raffinato, luce e ombra.

“DELICATE GEOMETRIE FRATTALI – I” nasce da una riflessione sul tema del ritmo nel contesto musivo con particolare riguardo alla struttura della foglia e alle sue ripetitive geometrie che vengono esaltate sul piano microscopico. Per enfatizzare tale effetto ci si è giovati non solo delle tessere musive ma anche di delicati tratti a pennello e leggere incisioni sul fondo cementizio, la cui stesura segue l’andamento dei frattali.

Quest’opera è particolarmente importante in quanto segna l’inizio di un percorso di indagine artistica di questo potente linguaggio matematico e geometrico che sta alla base di gran parte degli elementi naturali che ci circondano.

Delicate geometrie frattali - II

Francesca Cafarelli

Un misterioso e poetico linguaggio si cela dietro alcuni elementi naturali: è la geometria dei frattali. I frattali sono figure caratterizzate da un motivo che si ripete all’infinito e, se ingrandite, si arricchiscono magicamente di nuovi particolari invisibili a occhio nudo senza perdere neanche il più piccolo dei loro dettagli. Nelle opere presentate l’artista indaga architetture e legami geometrici che si nascondono all’interno delle foglie, delle spugne marine e delle bolle di sapone, che sono alla base della loro bellezza esteriore. Il mosaico gradualmente si compenetra con il fondo, in alcune parti dipinto e intagliato, creando un delicato gioco di contrasti e prospettive tra lucido e opaco, grezzo e raffinato, luce e ombra.

“Fate una bolla di sapone e osservatela: potreste passare tutta la vita a studiarla”, è la frase del fisico Lord Kelvin che meglio può spiegare l’origine e il senso dell’opera “BOLLE DI SAPONE”, seconda della serie “DELICATE GEOMETRIE FRATTALI”. Evanescenti, eteree e fragilissime, le bolle di sapone, sono però composte da una solida e complessa struttura geometrica che viene ricostruita con tessere in smalto veneziano applicate su un fondo cementizio, colorato a pastelli con leggere sfumature in scala di grigio.

Delicate geometrie frattali - III

Francesca Cafarelli

Un misterioso e poetico linguaggio si cela dietro alcuni elementi naturali: è la geometria dei frattali. I frattali sono figure caratterizzate da un motivo che si ripete all’infinito e, se ingrandite, si arricchiscono magicamente di nuovi particolari invisibili a occhio nudo senza perdere neanche il più piccolo dei loro dettagli.

Nelle opere realizzate l’artista indaga architetture e legami geometrici che si nascondono all’interno delle foglie, delle spugne marine e delle bolle di sapone, che sono alla base della loro bellezza esteriore. Il mosaico gradualmente si compenetra con il fondo, in alcune parti dipinto e intagliato, creando un delicato gioco di contrasti e prospettive tra lucido e opaco, grezzo e raffinato, luce e ombraIn questo caso l’articolata architettura delle spugne marine viene evocata non solo attraverso il disegno della stessa, ma anche grazie a sensazioni tattili generate dal particolare materiale utilizzato. Si tratta di mastice, un prodotto chimico bicomponente che è stato prodotto stampando sulla superficie della colata una spugna in modo tale da ricreare sul materiale la texture porosa della stessa.

Delicate geometrie frattali - IV

Francesca Cafarelli

Un misterioso e poetico linguaggio si cela dietro alcuni elementi naturali: è la geometria dei frattali. I frattali sono figure caratterizzate da un motivo che si ripete all’infinito e, se ingrandite, si arricchiscono magicamente di nuovi particolari invisibili a occhio nudo senza perdere neanche il più piccolo dei loro dettagli.

Nelle opere realizzate l’artista indaga architetture e legami geometrici che si nascondono all’interno delle foglie, delle spugne marine e delle bolle di sapone, che sono alla base della loro bellezza esteriore. Il mosaico gradualmente si compenetra con il fondo, in alcune parti dipinto e intagliato, creando un delicato gioco di contrasti e prospettive tra lucido e opaco, grezzo e raffinato, luce e ombra.

In questo caso mi sono ispirata ai frattali che costituiscono l’architettura dei cristalli di ghiaccio, che ho interpretato con una texture di tessere in vetro di vario spessore e dimensioni mutevoli. Le tessere, sospese su uno strato di resina, a tratti trasparente e a tratti opaco, creano una suggestiva e dinamica (al variare della luce e della sua incidenza) interazione con le sfumature di varie tonalità di blu/azzurro che lo caratterizzano. L’idea nasce dal desiderio di dimostrare quello che Antoine de Saint-Exupéry scrisse nel Piccolo Principe: “l’essenziale è invisibile agli occhi. Non si vede che con il cuore”. Nel caso specifico le tessere, che disposte sopra il fondo dovrebbero nasconderlo, lo rendono non solo maggiormente visibile ma addirittura lo valorizzano, attraverso le proprietà riflettenti del vetro e l’effetto “lente di ingrandimento”.

Familia

Debora Franco

La connessione con la propria terra è un sentimento tanto sacro quanto intrinseco. Pensare al Friuli è pensare ai campi coltivati, infinite distese di gialli, verdi e marroni; è pensare ai gelsi, come pugni verso il cielo, a una terra ricca di tradizioni, al fogolar, alla polenta, al pignarul. Alla famiglia. Ed è proprio alla famiglia che quest’opera è dedicata, alle origini, al paese che racconta la nostra storia. Quattro lingue per rappresentarne le radici: italiano, portoghese, friulano, austriaco. L’opera è dedicata anche a chi arriva e a chi se ne va, alle persone meravigliose che si incontrano lungo la strada e che entrano a far parte della famiglia, anche se provengono da un altro paese, e che, quando arrivano in Friuli, si sentono a casa.

In-tessere racconti

Debora Franco

“C’era una volta un re che non amava affatto governare”. Così inizia la fiaba che racconta questo mosaico, o meglio, che da questo mosaico viene raccontata. Dalla penna di Jessica Franco esce un racconto che accompagna il lettore in un viaggio nell’interiorità della scrittrice, attraverso le avventure di un re un po’ melanconico alla ricerca del sale della vita. La tessera di marmo cristallizza il momento narrativo, portando uno spaccato di vita che, attraverso la forma della fiaba, diventa storia. Ancora una volta il mosaico incontra la scrittura, a completare una linea creativa che si esemplifica nelle opere di Debora Franco Il mosaico è stato realizzato sfruttando la tridimensionalità delle tessere. L’effetto percepito vuole essere quello di una copertina patinata colorata a sinistra e della carta opaca bianca di un libro a destra. Tale effetto è stato ottenuto grazie al metodo di preparazione delle tessere che, nel lato lucido, sono state dipinte e resinate una ad una, mentre nel lato opaco sono state dipinte a mano le lettere che vanno a comporre la fiaba. La trama di quest’ultima è infine evocata dalla delicata sfumatura di blu che percorre tutta la parte sinistra dell’opera.

Nosce te ipsum

Francesca Cafarelli

Lo splendore della natura emerge da piccoli dettagli che svelano grandi segreti: giochi di luce e di contrasti. Gocce di rugiada, che brillano come cristalli incastonati nella natura; lacrime di gioia, che creano suggestivi e mutanti riflessi; fragili architetture che interagiscono in modo armonico con il paesaggio. Un invito a osservare ciò che gli occhi, distratti da rapide successioni di immagini, non sempre colgono; un invito a riflettere sulla straordinaria bellezza che ci circonda.

Mosaico contemporaneo. Smalti veneziani, marmi, mastice, resina e pittura su adesivo cementizio.

Opera realizzata alla S.M.F.

Oltre le stelle

Francesca Cafarelli

Le stelle, buchi nel cielo da cui filtrano i bagliori dell’infinito, creano effetti magici. La quiete perfetta del nero cosmico è violata dalle luci del firmamento, che si riflettono negli occhi come diamanti o che sfrecciano nell’oscurità della notte stimolando passioni e desideri. Il loro movimento, apparentemente lento, genera straordinarie suggestioni. Legami invisibili collegano tra loro le stelle sfidandone dimensioni, distanze, luminosità; legami misteriosi, impossibili da spiegare, che vanno oltre il contatto fisico e la percezione; legami che semplicemente uniscono, anche quando sembra che si stiano per spezzare. Piccolissime ma immense, nascondono il mistero della vita, la dimensione umana, la fugacità della nostra presenza.

L’opera evoca la volta celeste dell’emisfero boreale con tutte le sue principali costellazioni incise nel fondo cementizio a creare giochi di profondità e contrasti tra superfici piatte e superfici in rilievo, partendo dalla stella polare, nel centro dell’opera, appena scalfita, fino alle costellazioni del perimetro più esterno incavate in modo più marcato.

L’idea nasce da uno studio sulle proprietà di riflessione della luce su due materiali del medesimo colore: lo smalto veneziano (tagliato in tessere di diverse forme e dimensioni) considerato uno dei materiali per eccellenza della produzione musiva e l’adesivo cementizio, ossia la malta utilizzata per l’allettamento delle tessere stesse. Nel momento in cui l’opera viene colpita da una fonte luminosa radente, le tessere in smalto nero lucido, riflettono la luce e appaiono, in alcuni punti, bianche, creando un forte contrasto con il nero opaco del fondo e dando all’osservatore la percezione di una stella pulsante. Questa sensazione è accentuata dalla lenta rotazione dell’opera (ottenuta mediante un meccanismo installato all’interno della base del lavoro), che crea inoltre l’effetto delle scie stellari (star trails).

L’opera rappresenta un passaggio importante nel mio percorso artistico perché, se da una parte approfondisce lo studio delle proprietà riflettenti dei materiali e sviluppa la ricerca di nuove soluzioni musive (movimento dell’opera, incidenza dei fasci luminosi), dall’altra parte prosegue la riflessione sulla fragilità dell’essere umano e sulla sua presunzione di essere al centro dell’universo quando, per dirla con le parole di Carl Sagan, uno dei più famosi astrofisici del Novecento, “noi viviamo in un comune pianeta di una monotona stella piantata in un oscuro angolo, di una galassia ordinaria che è una di circa cento miliardi di galassie. Questo è il fatto fondamentale dell’universo in cui abitiamo ed è bene per noi arrivare a capirlo”.

Petali di luce

Francesca Cafarelli

Lo splendore della natura emerge da piccoli dettagli che svelano grandi segreti: giochi di luce e di contrasti. Gocce di rugiada, che brillano come cristalli incastonati nella natura; lacrime di gioia, che creano suggestivi e mutanti riflessi; fragili architetture che interagiscono in modo armonico con il paesaggio. Un invito a osservare ciò che gli occhi, distratti da rapide successioni di immagini, non sempre colgono; un invito a riflettere sulla straordinaria bellezza che ci circonda.

L’opera “Petali di luce” nasce da un profondo desiderio di fondere due tecniche, simili, ma allo stesso tempo molto diverse tra lo loro: la pittura e il mosaico. La difficoltà sta nell’armonizzare un tecnica bidimensionale con una tridimensionale, cercando di “illudere” lo spettatore, che costantemente si deve domandare che cosa sia stato realizzato in mosaico e che cosa sia stato dipinto. Il mosaico ha un peso e un impatto visivo molto più forte di quello della pittura e per imitare le delicate trasparenze e le sfumate asimmetrie dell’acquerello è stato fondamentale l’utilizzo di tessere in vetro giustapposte a tessere in mastice dalla forma curvilinea e sinuosa come quella dei petali dei fiori. Ed è proprio sui fiori che le goccioline di rugiada, riprodotte con le resine epossidiche, creano i loro effetti più magici.

Rapsodia in blu

Debora Franco

L’opera emerge dal fondersi di due anime, due entità separate che si intersecano per creare qualcosa di diverso. Il quadro vuole cercare di rispondere all’esigenza dell’artista di far incontrare poesia e mosaico, unendo le due forme d’espressione artistica così che esse possano valorizzarsi a vicenda. “Rapsodia in blu” nasce dalla manualità creativa della mosaicista Debora Franco e dalla poetica della sorella Jessica. Un mosaico che si legge, ma anche che si apprezza visivamente. La tessera parte da un lato colorato e piano piano si svela, capovolgendosi: la mosaicista racconta così se stessa, da un lato, attraverso il colore; la poetessa, dall’altro, grazie alla parola stampata.

Star Trails

Francesca Cafarelli

L’opera rappresenta il risultato di uno studio in fieri sul tema già affrontato in “Oltre le stelle”. Le maggiori dimensioni, la ricerca di nuovi materiali, la diversa texture e una specifica attenzione alla tridimensionalità e alle relative combinazioni cromatiche offrono una rilettura della volta celeste con le principali costellazioni del cielo boreale. Gli aspetti “astronomici” si combinano con l’animus dell’artista, cercando di cogliere i tratti romantici e suggestivi della notte stellata, che ha costituito una delle principali fonti di ispirazione nella storia dell’arte.

Trasparenze sospese

Francesca Cafarelli

Estremamente ravvicinate e collegate l’una con l’altra sono le goccioline di rugiada che, come perle in una collana, disegnano lungo i fili di una ragnatela un prezioso intreccio. Le più grandi sono state riprodotte in micro mosaico utilizzando tessere in mastice, le più piccole sono invece intagliate nel fondo cementizio. Quest’ultimo, di colore bianco, è stato dipinto con una sfumatura di nero, per far risaltare al meglio le goccioline incavate, che appaio quindi bianche. Gocce di rugiada in resina impreziosiscono il tutto creando un raffinato gioco di luci e chiaroscuri.

Trova la tua storia

Debora Franco

L’idea nasce dal voler creare un mosaico che si racconta. Riproducendo a mosaico le nervature del legno e seguendone i ritmi naturali, si è cercato di stimolare una sensazione di piacere cromatico nell’osservatore che vede inizialmente l’opera da lontano e di incuriosirlo, spingendolo ad avvicinarsi e ad apprezzarne i dettagli. Ogni nervatura racchiude, infatti, una breve storia. Queste storie sono state assemblate collezionando estratti di vecchi libri ormai sgualciti ed abbandonati, che ora riprendono vita e si trasformano in qualcosa di nuovo. Ecco allora che il legno saggio e antico diventa carta, storia e conoscenza.